FIERA DI PADOVA
13 SETTEMBRE 2021

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La tendenza: il veggy-pop che piace anche ai non vegan è un trionfo di colori e creatività

Una cucina veggy “pop” che piace anche ai “non vegan”. Un menù che coniuga salute, benessere, eticità dei piatti e ricerca del gusto sfatando il luogo comune – alimentato anche da tanti locali vegan che hanno focalizzato l’attenzione principalmente sugli aspetti salutistici – che considera la cucina vegan una cucina fatta di “privazioni”, poco saporita, che mette al bando fantasia, colori e creatività.

Questa la sfida vinta di GingerGi, saucer restaurant & drink “diversamente vegano” padovano. Una storia di innovazione che indica una direzione anche per il mondo del bar e della ristorazione veloce perché mostra come sia possibile intercettare e in qualche caso anticipare la domanda che nasce dal cambiamento degli stili alimentari disegnando nuovi modelli di business. Oltre cento le ricette originali studiate dal ristorante, frequentato ogni giorno da clienti vegani, «ma anche da tantissimi clienti che non sono vegani e che scelgono la nostra proposta semplicemente per la bontà dei piatti», spiega Matteo Toniolo, titolare di GingerGi e vicepresidente di Appe Padova. Il locale è molto frequentato anche durante la pausa pranzo dei giorni lavorativi, perché la proposta di una pausa leggera, che permette di tornare in ufficio più energici e meno appesantiti, risulta sempre più apprezzata.

Vincente anche la scelta di caratterizzarsi come un saucer restaurant: «Proponiamo porzioni piccole, in modo che ad ogni pasto il cliente, che magari si approccia per la prima volta alla nostra cucina, possa sperimentare 5-6 piatti diversi», aggiunge Toniolo.

La scommessa di Toniolo e della sua famiglia è partita qualche anno fa: titolari di un ristorante storico, con un “nome” ormai molto riconosciuto, avrebbero potuto accontentarsi, continuare con la stessa tradizione iniziata nel 1994.
Invece, dopo un’attenta analisi di mercato durata oltre due anni, nel 2019 è arrivata la svolta, con la scommessa di rivoluzionare l’offerta, cambiare il nome e puntare sulla cucina “vegan alternativo”.
Una scelta che sta restituendo risultati molto positivi, sia per quanto riguarda le presenze nel locale sia per quanto riguarda il successo del servizio delivery.